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Nasce a Rimini in una famiglia piccolo borghese e manifesta presto una voglia di fuga verso la capitale che è ben esposta in I Vitelloni (1953), ritratto veritiero della vita in provincia attraverso le giornate di cinque fannulloni che inventano il quotidiano. L’inverno a Rimini è soltanto noia e rimpianto del tempo perduto, tra amici che si sposano, scappatelle, aspirazioni frustrate, sogni infranti. Fellini si trasferisce a Roma, fa il disegnatore umoristico in riviste come “Marc’Aurelio”, comincia a lavorare alla radio e come sceneggiatore cinematografico.

A Ballard, il Guardiano mandato in avanscoperta, si unisce Petra, esperta del periodo storico in cui la città si è inserita. Ma gli Jen Diki non hanno mollato la presa, e si preparano a sferrare l’assalto definitivo.Dall’idea della città come mezzo di trasporto, che deve certo qualcosa alle famose città volanti della tetralogia di James Blish (anche se quelle viaggiavano nello spazio e non attraverso il tempo), questa produzione australiana cerca di trarre una storia importante, pensata per il mercato internazionale, che attori americani di buon nome come Carrie Fisher e Dean Stockwell avrebbero dovuto sollecitare. Purtroppo l’impegno produttivo, testimoniato dalle dignitose ambientazioni e dalle spettacolari scene di battaglia viene completamente vanificato da una sceneggiatura fragile ed incerta e da una regia a quattro mani (due delle quali sono di Brian Hannant, collaboratore di George Miller in Mad Max 2) che si rivela incapace di approfondire adeguatamente le varie tematiche proposte.

ormai un volto sul quale il cinema americano può decisamente contare, è chiaro come il sole che le piace così tanto essere attrice da saper affrontare ogni personaggio che le si presenta sulla sceneggiatura con la stessa vitalità e lo stesso entusiasmo di una giovane agli esordi. Nonostante questo, la critica americana la crocifigge per il suo essere troppo trattenuta, ma forse la vuole solo bacchettare perché continua a scegliere pellicole indipendenti, ma poetiche e rare in un cinema hollywoodiano che pensa solo al botteghino e che non sa più cosa raccontare.Quanto spesso non vediamo i bambini rovinati dalle virtù vere o immaginarie dei loro genitori?”. Lo dichiarava il poeta satirico inglese Samuel Butler ed è purtroppo una realtà condivisa da molti: l’essere cresciuti sotto la guida di padri (o madri) inadatti, eccessivamente severi, assenti o anaffettivi.

In Angels in America tiene testa a mostri sacri di Hollywood, quali Al Pacino e Meryl Streep.Un talento in produzioni sfortunatePatrick avrà la sfortuna di partecipare, pur con accreditato talento, in alcune produzioni fallimentari sul mercato. Nel 2003 rimpiazza il ruolo del protagonista che avrebbe dovuto essere di Ethan Hawke, in Alamo Gli ultimi eroi, un film epico poco riuscito e poco apprezzato dal pubblico come dalla critica.Il 2004 lo vede nel cast del deludente Il fantasma dell’opera di Joel Schumacher. Il mercato dell’home video risolleverà la produzione da una sorte nefasta, ma la critica non si lascia sfuggire il giovane Patrick e la sua bella voce nel ruolo di Raoul.Indie e commedie di successoDurante gli anni successivi l’attore sceglierà pellicole indipendenti e piccoli cult: interpreta il fotografo pedofilo di Hard Candy (2005), opera prima di David Slade; nel 2006 è invece l’ex star del football di Little Children di Todd Field, altro ruolo in cui interpreta con straordinarie doti un personaggio antipatico e amorale.

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